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MessaggioInviato: 14 Lug 2010 11:53 am  Rispondi citando



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Perché gli uomini uccidono le donne
Molti di questi definiti delitti passionali sono il sintomo del declino dell'impero patriarcale. La violenza non è solo di pazzi, mostri, malati. E poco importa il contesto sociale: non si accetta l'autonomia femminile
di MICHELA MARZANO
Si continua a chiamarli delitti passionali. Perché il movente sarebbe l'amore. Quello che non tollera incertezze e faglie. Quello che è esclusivo ed unico. Quello che spinge l'assassino ad uccidere la moglie o la compagna proprio perché la ama. Come dice Don José nell'opera di Bizet prima di uccidere l'amante: "Sono io che ho ucciso la mia amata Carmen". Ma cosa resta dell'amore quando la vittima non è altro che un oggetto di possesso e di gelosia? Che ruolo occupa la donna all'interno di una relazione malata e ossessiva che la priva di ogni autonomia e libertà?

Per secoli, il "dispotismo domestico", come lo chiamava nel XIX secolo il filosofo inglese John Stuart Mill, è stato giustificato nel nome della superiorità maschile. Dotate di una natura irrazionale, "uterina", e utili solo - o principalmente - alla procreazione e alla gestione della vita domestica, le donne dovevano accettare quello che gli uomini decidevano per loro (e per il loro bene) e sottomettersi al volere del pater familias. Sprovviste di autonomia morale, erano costrette ad incarnare tutta una serie di "virtù femminili" come l'obbedienza, il silenzio, la fedeltà. Caste e pure, dovevano preservarsi per il legittimo sposo. Fino alla rinuncia definitiva. Al disinteresse, in sostanza, per il proprio destino. A meno di non accettare la messa al bando dalla società. Essere considerate delle donne di malaffare. E, in casi estremi, subire la morte come punizione.

Le battaglie femministe del secolo scorso avrebbero dovuto far uscire le donne da questa terribile impasse e sbriciolare definitivamente la divisione tra "donne per bene" e "donne di malaffare". In nome della parità uomo/donna, le donne hanno lottato duramente per rivendicare la possibilità di essere al tempo stesso mogli, madri e amanti. Come diceva uno slogan del 1968: "Non più put***, non più madonne, ma solo donne!". Ma i rapporti tra gli uomini e le donne sono veramente cambiati? Perché i delitti passionali continuano ad essere considerati dei "delitti a parte"? Come è possibile che le violenze contro le donne aumentino e siano ormai trasversali a tutti gli ambiti sociali?

Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all'uomo, tanto più l'uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento. Grazie ad alcune inchieste sociologiche, oggi sappiamo che la violenza contro le donne non è più solo l'unico modo in cui può esprimersi un pazzo, un mostro, un malato; un uomo che proviene necessariamente da un milieu sociale povero e incolto. L'uomo violento può essere di buona famiglia e avere un buon livello di istruzione. Poco importa il lavoro che fa o la posizione sociale che occupa. Si tratta di uomini che non accettano l'autonomia femminile e che, spesso per debolezza, vogliono controllare la donna e sottometterla al proprio volere. Talvolta sono insicuri e hanno poca fiducia in se stessi, ma, invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei propri fallimenti. Progressivamente, trasformano la vita della donna in un incubo. E, quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la cercano, la minacciano, la picchiano, talvolta l'uccidono.

Paradossalmente, molti di questi delitti passionali non sono altro che il sintomo del "declino dell'impero patriarcale". Come se la violenza fosse l'unico modo per sventare la minaccia della perdita. Per continuare a mantenere un controllo sulla donna. Per ridurla a mero oggetto di possesso. Ma quando la persona che si ama non è altro che un oggetto, non solo il mondo relazionale diventa un inferno, ma anche l'amore si dissolve e sparisce. Certo, quando si ama, si dipende in parte dall'altra persona. Ma la dipendenza non esclude mai l'autonomia. Al contrario, talvolta è proprio quando si è consapevoli del valore che ha per se stessi un'altra persona che si può capire meglio chi si è e ciò che si vuole. Come scrive Hannah Arendt in una lettera al marito, l'amore permette di rendersi conto che, da soli, si è profondamente incompleti e che è solo quando si è accanto ad un'altra persona che si ha la forza di esplorare zone sconosciute del proprio essere. Ma, per amare, bisogna anche essere pronti a rinunciare a qualcosa. L'altro non è a nostra completa disposizione. L'altro fa resistenza di fronte al nostro tentativo di trattarlo come una semplice "cosa". È tutto questo che dimenticano, non sanno, o non vogliono sapere gli uomini che uccidono per amore. E che pensano di salvaguardare la propria virilità negando all'altro la possibilità di esistere.
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Bebeta
MessaggioInviato: 14 Lug 2010 02:02 pm  Rispondi citando



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Ho letto l'articolo ma non sono soddisfatta delle conclusioni. secondo me quello messo in luce è uno degli aspetti, non l'unico. Tra l'altro, se pure in percentuale molto minore, ci sono vittime di stalking anche di sesso maschile.

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http://www.youtube.com/watch?v=kfFvzGOvZFo&feature=related
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Mara
MessaggioInviato: 14 Lug 2010 02:11 pm  Rispondi citando



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Bebeta ha scritto:
Tra l'altro, se pure in percentuale molto minore, ci sono vittime di stalking anche di sesso maschile.


assolutamente sì, c'è un bellissimo libro di Ian McEwan "l'amore fatale" che descrive un caso tipico di stalking nei confronti di un uomo, il persecutore è affetto affetto da un raro disturbo mentale, la "sindrome de Clérambault", che lo porta a credersi ricambiato nonostante tutte le evidenze contrarie, l'impotenza del protagonista, la disperazione perchè non può essere aiutato da nessuno, neppure dalle forze dell'ordine, è uno dei suoi romanzi migliori

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MessaggioInviato: 14 Lug 2010 02:17 pm  Rispondi citando



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Mara ha scritto:
Bebeta ha scritto:
Tra l'altro, se pure in percentuale molto minore, ci sono vittime di stalking anche di sesso maschile.


assolutamente sì, c'è un bellissimo libro di Ian McEwan "l'amore fatale" che descrive un caso tipico di stalking nei confronti di un uomo, il persecutore è affetto affetto da un raro disturbo mentale, la "sindrome de Clérambault", che lo porta a credersi ricambiato nonostante tutte le evidenze contrarie, l'impotenza del protagonista, la disperazione perchè non può essere aiutato da nessuno, neppure dalle forze dell'ordine, è uno dei suoi romanzi migliori


bellissimo.

nel link che ho postato (quello di radio 24) c'è infatti l'audio di un uomo, che telefona a radio 24 in diretta, vittima di stalking

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MessaggioInviato: 14 Lug 2010 03:03 pm  Rispondi citando



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STORIA DI UN’OSSESSIONE E DI UNA CURA
Confessioni di uno stalker pentito
La confessione di un magazziniere di 60 anni.
«Ogni volta che penso a lei vado dallo psicologo»

«Sentivo dentro queste parole: "Morta lei, starai bene". Era un altro me stesso che mi diceva quello che dovevo fare». È la confessione di uno stalker che chiameremo Angelo: 60 anni, magazziniere a Milano. Avrebbe voluto uccidere Maria, l’ex fidanzata. Si è fermato in tempo, con l’aiuto degli psicologi dell’Osservatorio nazionale dello stalking.

MILANO — «"Morta lei, starai bene": le parole che sentivo nel sonno, come un altro me stesso che mi diceva quello che dovevo fare». E seguendo quella voce da incubo Angelo (nome di fantasia), 60 anni, magazziniere di Milano, si trova con un coltello in mano, lungo la strada diretta a casa dell’ex fidanzata, deciso a eliminare lei, amata-odiata, «unica fonte del mio dolore». «Mi fermarono i carabinieri, fu come svegliarmi da un brutto sogno, al momento non mi spiegai come avessi fatto ad arrivare fin lì». Ma oggi Angelo lo sa. Dopo un percorso di anni (ancora non è finito), con l’aiuto dell’Osservatorio nazionale sullo stalking (www.stalking.it), l’uomo ha ricostruito le tappe di un’ossessione assurda che poteva sfociare in tragedia. «Conobbi Maria (nome di fantasia) in azienda, aveva qualcosa di speciale, anche lei era molto attratta da me». Una storia di pochi mesi: lui sposato con un figlio; lei, quasi trent’anni di meno, con qualche problema di salute. Per questo Maria si trasferisce al Sud, nel paese natale. Angelo la sostiene, e la relazione continua al telefono: «Ero sicuro di lei, mi chiamava in continuazione, l’aiutai a comprare una macchina ». È Angelo a consegnarle l’auto in paese: «Fu l’occasione per stare tre giorni insieme, ma alla stazione successe l’inverosimile». Maria, senza spiegazioni, come spesso accade, lascia intendere che la liaison non avrà seguito: «Ci sentiamo a Natale, non prima». Angelo incassa, poi si sente male. «Era come se mi fosse crollato il mondo addosso, finii all’ospedale, la cercai al telefono, lei non rispose». Quella frase alla stazione fa scattare il delirio. «Da quel giorno non fui più lo stesso, stavo male, sentivo un bisogno irresistibile di chiamarla». Così Angelo da innamorato si trasforma in instancabile persecutore: «Lei aveva tirato su un muro, ma ogni volta che trovavo il telefono spento, mi saliva la rabbia e una forza incontenibile mi spingeva a cercarla con ogni mezzo. Ero diventato uno stalker». Quaranta telefonate al giorno con quattro cellulari diversi, centinai di messaggini, fax: per farle sapere che non intende sparire. Non solo: «Verrò da te per vedere il tuo nome scritto sulla tomba»; poi: «Stai attenta a quando attraversi la strada»; e ancora: «Non vedo l’ora di sapere che sei morta», «La tua vita non vale nulla, ogni giorno che passa è un giorno in meno che vivrai». Le frasi più ricorrenti. Con uno scopo: «Volevo farle capire quanto male mi aveva fatto e quanto io volevo fargliene».


Ma il conflitto non manca: «A volte rileggevo quelle parole, emi vergognavo di me stesso, allora le inviavo nuovi messaggi: "Scusami cucciola, sei la cosa più importante della mia vita». Angelo si pente, ma dura poco. Dopo quattro mesi, Maria lo querela per molestie (non esisteva la legge sullo stalking). I carabinieri di Milano convocano Angelo, gli spiegano che è meglio lasciar perdere. Ma la denuncia ha l’effetto contrario: «Per me fu come una sfida, presi un treno la sera stessa». Inizia così un pendolarismo settimanale che dura quasi due anni: «Sentivo il bisogno di vederla, la seguivo a 40 metri di distanza, mi accontentavo che sapesse che c’ero». Placare l’ansia, ridurre la sofferenza, provare soddisfazione nel farla soffrire: Angelo vive per questo, per farle sapere che lei, con la sua querela, non è riuscito ad allontanarlo. Intanto iniziano i problemi fisici: l’uomo perde 30 chili, non regge più la tensione. Decide così di trasferirsi nel paese di Maria. «Desideravo respirare la sua aria, solo così mi sentivo tranquillo». Ma gli incubi continuano, di notte «la voce» gli parla di progetti di morte. «Cercai di farla finita più di una volta, per smettere di soffrire. Ma confidavo anche nella sua morte». «Via lei, via il dolore»: l’ossessione prosegue, Angelo sta per toccare il fondo. Ma in qualche modo cerca aiuto e parla con il padre della ex fidanzata: «Ebbi da lui il nome di Massimo Lattanzi, presidente dell’Osservatorio sullo stalking, così è iniziata la mia ripresa». Angelo inizia una sorta di terapia: di fatto quando vuole vedere Maria, chiama Lattanzi e ne parlano insieme. «Se non lo avessi incontrato, sarebbe finita male, e solo in un modo». La morte di Maria e forse anche la sua: «Dico solo che quando si fanno certe cose, si è costretti ad agire così, è un impulso irresistibile. Io ci sono caduto dentro e conosco il meccanismo, per fortuna sono stato fermato in tempo». E Maria?: «Grazie alla mediazione dello psicologo siamo in rapporti civili, a volte ci sentiamo. Se un’altra donna mi abbandonasse? Non rifarei le stesse cose: nessuna sarà mai importante come Maria, lei era l’altra metà della luna, l’unico grande amore. Ancora oggi penso a lei».

Grazia Maria Mottola
14 luglio 2010

http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_14/Confessioni-di-uno-stalker-pentito-mottola_6294a0fc-8f05-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml

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Filomena
MessaggioInviato: 14 Lug 2010 09:14 pm  Rispondi citando



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[quote="Filomena"]
Mara ha scritto:

infatti, anche in USA secondo i dati ufficiali le violenze domestiche sono addirittura aumentate del 42% dal 2005 al 2007 (mentre sono diminuiti i reati di furto)


http://bjs.ojp.usdoj.gov/index.cfm?ty=pbdetail&iid=2294


Filomena ha scritto:
scusa, puoi linkare il riferimento preciso?



Mara, scusa se insisto, ma mi interessa personalmente. Puoi linkare il riferimento alle statistiche USA? Grazie.

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Mara
MessaggioInviato: 15 Lug 2010 09:04 am  Rispondi citando



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filomena, naviga, cerca, leggi ...

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Filomena
MessaggioInviato: 15 Lug 2010 12:47 pm  Rispondi citando



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Mara ha scritto:
filomena, naviga, cerca, leggi ...


mara, il link che hai postato si riferisce ai furti di identita', non alle violenze domestiche.

riesci ad essere piu' precisa, o posti la prima cosa che hai sottomano?

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MessaggioInviato: 15 Lug 2010 01:23 pm  Rispondi citando



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tutto per te..:

Secondo un recente rapporto del Dipartimento di giustizia statunitense, le percentuali di stupri, molestie sessuali e violenza domestica negli States sarebbero cresciute negli ultimi due anni. Il Sondaggio Nazionale sulle Vittime del Crimine ational Crime Victimization Survey (NCVS), stima che nel 2007 sono avvenuti almeno 248,300 stupri (un 25% di aumento dai livelli del 2005). Le stime sulla violenza domestica sono invece aumentate del 42% tra il 2005 e il 2007.

http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:GuHMLnfU-1UJ:mondodonna.blogosfere.it/2009/01/violenza-sulle-donne-in-aumento-negli-usa.html+violenze+domestiche+usa+aumento&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it


da qui il link di mara.

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Filomena
MessaggioInviato: 15 Lug 2010 01:45 pm  Rispondi citando



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grazie.

ma ... non capisco.... e allora che c'entrano i furti di identita' che ha postato Mara?

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MessaggioInviato: 15 Lug 2010 01:51 pm  Rispondi citando



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Filomena ha scritto:
grazie.

ma ... non capisco.... e allora che c'entrano i furti di identita' che ha postato Mara?


il sito è lo stesso..

certo che comunque, ai furti di identità non ci avevo mai pensato...manco sapevo che esistessero! Bestiale..

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Mara
MessaggioInviato: 15 Lug 2010 01:52 pm  Rispondi citando



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filomena, a sinistra c'è un menù:

victims
victims and offernders

http://bjs.ojp.usdoj.gov/index.cfm?ty=tp&tid=94

devo aver copiaincollato la pagina sbagliata, tutto qui

ma volendo ...:


http://www.ovw.usdoj.gov/domviolence.htm


http://www.justice.gov/opa/pr/2009/October/09-ag-1066.html



http://www.ovw.usdoj.gov/aboutstalking.htm

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Filomena
MessaggioInviato: 15 Lug 2010 01:56 pm  Rispondi citando



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Mara ha scritto:

devo aver copiaincollato la pagina sbagliata, tutto qui


grazie.

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Mara
MessaggioInviato: 15 Lug 2010 01:58 pm  Rispondi citando



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Join ha scritto:

certo che comunque, ai furti di identità non ci avevo mai pensato...manco sapevo che esistessero! Bestiale..


c'è anche da noi

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MessaggioInviato: 15 Lug 2010 02:00 pm  Rispondi citando



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Mara ha scritto:
Join ha scritto:

certo che comunque, ai furti di identità non ci avevo mai pensato...manco sapevo che esistessero! Bestiale..


c'è anche da noi



ahaha..si,lo immagino..
fa impressione.

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MessaggioInviato: 18 Lug 2010 01:39 pm  Rispondi citando



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Avoglia che ci stanno anche da noi, ho visto un servizio su rai3 tempo addietro dove una ragazza di napoli si è trovata ad avere la richiesta di un pagamento per una borsa da 5000 euro acquistata con i suoi dati a Milano.
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Bebeta
MessaggioInviato: 24 Lug 2010 07:36 pm  Rispondi citando



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Da' fuoco alla ex compagna
donna in prognosi riservata


Augusto Lippi ha sfondato il vetro della villetta di Cave dove vive la 32enne e le ha urlato "ti ho portato un regalo". Poi l'ha cosparsa di alcool. I vicini hanno visto le fiamme e hanno chiesto aiuto. La vittima, che ha due figli di 13 e 8 anni, è ricoverata al S. Eugenio. L'uomo è stato arrestato

Restano gravi le condizioni di Anna, la donna di 32 anni ricoverata con il 50 per cento di ustioni sul corpo dopo che il suo ex compagno, Augusto Lippi di 33 anni, le ha dato fuoco nella sua abitazione a Cave, in provincia di Roma. A quanto si apprende da fonti sanitarie, la donna, in rianimazione all'ospedale S.Eugenio, presenta ustioni di secondo e terzo grado prevalentemente agli arti inferiori. Lunedì prossimo i medici del reparto grandi ustionati dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma potranno valutare se sciogliere la prognosi.

Lippi ha sfondato le finestre della villetta di Cave dove vive la donna e poi ha affrontato l'ex moglie e al culmine di una violenta lite le ha urlato: "Ti ho portato un regalo": il regalo era una bottiglia d'alcool che l'uomo ha gettato addosso alla donna dopo averla legata al letto. Poi ha dato fuoco all'intera stanza che è stata completamente distrutta. La donna è fortunatamente riuscita a liberarsi, mentre l'uomo è fuggito.

I vicini, che hanno visto il fuoco, hanno chiesto aiuto a vigili del fuoco e polizia. La donna, che ha due figli di 13 e 8 anni, è stata subito accompagnata al Sant'Eugenio. I bambini sono affidati ai nonni materni. La donna aveva già presentato esposti e denunce contro l'ex marito per stalking e lesioni. Adesso Lippi è in stato di fermo per tentato omicidio.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/24/news/brucia_ex_compagna-5796146/?ref=HREC2-1

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http://www.youtube.com/watch?v=kfFvzGOvZFo&feature=related
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Bebeta
MessaggioInviato: 28 Lug 2010 09:11 pm  Rispondi citando



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Uccide due donne e fugge
poi si consegna ai carabinieri
E' entrato in un appartamento e ha fatto fuoco. Ha ferito la ex fidanzata e ucciso la madre e la sorella di lei. Un breve tentativo di fuga, poi si è presentato alle forze dell'ordine. "Ho perso la testa, non so neppure io cosa ho fatto"


ANCONA - Una relazione sentimentale finita, e lui che non si rassegna. Questo il motivo all'origine del gesto compiuto da un uomo che nel primo pomeriggio di oggi è entrato in un appartamento e ha sparato uccidendo due donne e ferendone un'altra. Teatro della follia, una casa di Loreto, la cittadina in provincia di Ancona. Dopo il duplice omicidio, l'uomo si è dato alla fuga, ma poche ore dopo si è consegnato alle forze dell'ordine. "Ho perso la testa, non so neppure io cosa ho fatto", sono state le prime parole che ha pronunciato consegnandosi ai carabinieri della stazione di Numana.

Tutto è accaduto intorno alle 15. Poi, carabinieri e i sanitari del 118 hanno ricevuto una chiamata e, giunti sul posto, un appartamento in località Grotte, hanno trovato i cadaveri di Silvana Mannino, 30 anni, e Rita Pulvirenti, 54 anni. Ferita e in condizioni disperate una terza donna, di 28 anni, ricoverata con l'ausilio dell'elisoccorso presso l'ospedale Le Torrette di Ancona. E' proprio questa, Vincenza Benilda Mannino, la ex fidanzata dell'omicida, Claudio Alberto Sopranzi, 59 anni, di origine siciliana ma residente a Sirolo, in provincia di Ancona. L'altra donna uccisa e quella ferita sono rispettivamente la madre e la sorella della vittima.

L'omicida si è dato alla fuga e subito è scattata la caccia all'uomo. Le ricerche sono andate avanti per poche ore, poi Sopranzi si è consegnato ai carabinieri di Numana, dove lavora come guardiano presso un campeggio. E' incensurato, e in possesso di un titolo sportivo per la detenzione di armi.

A quanto è emerso, aveva avuto una relazione molto tormentata con Vincenza Mannino, con la quale per un periodo ha anche convissuto. Dopo la sparatoria era fuggito da Loreto in bicicletta, abbandonandola però poco lontano. Probabilmente si è sentito braccato (le ricerche erano in corso lungo tutta la rivera del Conero), e ha deciso di consegnarsi.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/28/news/loreto-5899643/?ref=HREC1-2

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MessaggioInviato: 29 Lug 2010 08:51 am  Rispondi citando



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per un desolante punto della situazione:
http://www.telefonorosa.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=43&Itemid=60&lang=it

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Bebeta
MessaggioInviato: 08 Ago 2010 09:23 pm  Rispondi citando



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Carabiniere uccide la moglie a Genova
Sette coltellate in cucina poi la fuga
L'uomo, 48 anni, fuggito a bordo di una moto, è stato poi bloccato dai colleghi. Arrestato nei pressi del cimitero



GENOVA - Ennesima tragedia familiare di questa estate legata ad una crisi di coppia: un maresciallo dei carabinieri, Fabrizio Bruzzone, di 40 anni, ha ucciso nel primo pomeriggio con sette coltellate nella cucina di casa a Pegli la moglie dalla quale stava separandosi, Mara Basso, 38 anni, commessa di un supermercato.

LA FUGA - Fuggito in ciabatte in sella alla sua moto, è caduto dopo qualche centinaio di metri, si è rialzato ed è sparito per qualche ora. È stato rintracciato nei pressi del cimitero di Pegli, nel ponente cittadino. In stato confusionale e ferito ad una gamba, si è fatto ammanettare dai suoi stessi colleghi senza opporre esistenza. Non era armato: l'arma del delitto, un coltello da cucina, è stato trovato col manico spezzato poco distante dal cadavere della moglie; la pistola d'ordinanza era stata lasciata negli uffici di polizia giudiziaria del tribunale, dove il maresciallo Bruzzone prestava servizio. Una tragedia forse temuta dagli stessi familiari della coppia. «Lo sapevo che l'avrebbe ammazzata!» ha esclamato la madre di Mara Basso accorrendo sul luogo del delitto. Le due figlie della coppia, di otto e dodici anni, non erano per fortuna in casa. Proprio per i continui litigi dei genitori erano ospiti da qualche giorno dai nonni materni. Fabrizio e Mara erano da tempo ai ferri corti ed avevano avviato le pratiche per la separazione. Oggi il maresciallo ha pranzato dalla madre, che abita in un appartamento dello stesso caseggiato di via Vespucci, a Pegli. Quindi è sceso in casa sua dicendo: «Chiedo a Mara di andare insieme in piscina». Probabilmente il diniego della donna ha scatenato la furia del carabiniere. Afferrato un grosso coltello, ha colpito selvaggiamente la moglie in cucina: cinque colpi alla schiena, uno al torace, un altro alla gola. Per la forza messa nel colpire, il manico del coltello si è spezzato.

IN CIABATTE - Quindi il maresciallo Bruzzone, in ciabatte, è uscito di casa, mentre la madre, allarmata dal trambusto si affacciava. Lo ha visto con le mani insanguinate e si è precipitata nell'appartamento di sotto, trovando il cadavere della nuora in un lago di sangue. Il sottufficiale ha inforcato la sua moto Bmw ed è partito. Ma fatto un centinaio di metri è caduto, urtando un'auto in sosta. Si è rialzato ed è sparito, guidando la moto a piedi nudi. Le ricerche dei carabinieri, avvertiti dalla madre del maresciallo, sono durate circa tre ore: vi hanno preso parte numerose pattuglie ed anche un elicottero. Il maresciallo Bruzzone è stato trovato, inebetito, a pochi chilometri di distanza, nei pressi del cimitero di Pegli, dove si trova la tomba del padre. «La scia di sangue legata alle tragedie familiari continua - sottolinea l'Associazione Avvocati Matrimonialisti -. Negli ultimi due mesi si è registrata una recrudescenza di violenza legata spesso a procedure di separazione e divorzi». «Al di là della 'conta dei mortì che spetta agli statistici», gli avvocati matrimonialisti ritengono che sia «arrivato il momento di garantire, alle coppie che si separano e che divorziano, un sostegno psicologico necessario per elaborare il 'luttò per la fine del matrimonio». «Ogni 10 giorni in Italia un marito/compagno in via di separazione progetta il cosiddetto 'suicidio allargatò; la fascia di età più a rischio va dai 42 ai 50 anni», afferma Gian Ettore Gassani, presidente dell'Ami. (fonte: Ansa)

http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_08/genova-carabiniere-uccide-moglie_18a13e6e-a2f7-11df-a1b6-00144f02aabe.shtml

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